I dettagli di questa automobile sono assolutamente esclusivi ed il maquillage estetico, ben riuscito è impreziosito dal logo Aston Martin e dalla tipica calandra del marchio britannico, che tanto ci ricorda il mito di “Zio James”. La piccola di casa, nasce come gioiello per chi cerca il massimo, in termini di esclusività e se ci consentite ostentazione; perché almeno in qualche cosa di tecnico e meccanico alla Aston potevano fare. Insomma qualche cavallo in più, o magari dotare dei paddle al volante la versione con cambio automatico. Personalmente avremmo messo un piccolo turbo al motore, per sfruttare al meglio il quattro cilindri e magari portare da 100 a 130 i cavalli, per dare quel qualche cosa in più alla Cygnet che giustifichi il fatto di essere una Aston. Se non ci si può scatenare con il motore e la meccanica, che resta assolutamente quella Toyota; ci si può sbizzarrire con pelli, colori e temi che sono tutti assolutamente personalizzabili. Il motivo vero della nascita di questo Cigno (ma non c’è un brutto anatroccolo) le nuove normative, che impongono ai costruttori un tetto massimo di CO2 emesso dai veicoli prodotti, pari 130 g/km, da rispettare entro il 2012. Impresa impossibile con i motori V8 e V12 di Aston e che poi non sono così tecnologicamente avanzati; quindi il piccolo gioiello serve per abbattere le emissioni e far rientrare il blasonato marchio nei parametri richiesti.
Una operazione anche di marketing, ben studiata ed interessante se volete, con l’Aston che si trasforma in “trasformista” al pari di un preparatore, ma con in più quel blasone quel calore, quel modo di essere che oggi la piccola iQ, hopps scusate Cygnet riesce a trasmettere.
Sarà sicuramente un piccolo successo, perché i numeri saranno pochi e ci scommettiamo che i veri amanti dell’esclsivo, non potranno privarsi di questo “gadget”, in puro stile “Yuppies anni 80”.
John Vildare
Aggiungi questa pagina ai social networks






